
Il vino è un prodotto assolutamente naturale, soggetto a un’enorme quantità di variabili che ne influenzano l’evoluzione nel tempo.
Contano l’andamento climatico dell’annata, le scelte agronomiche, le tecniche di vinificazione, il tipo di tappo, le condizioni di conservazione e persino la storia dei passaggi di cantina. Basta che uno solo di questi elementi sia stato non ottimale perché, dopo decenni, il vino possa risultare fragile, ossidato o completamente spento.
Per questo motivo, quando si parla di vini con 30, 40 o 50 anni di età, non è mai possibile garantirne la bevibilità. Ogni bottiglia è un caso a sé, un equilibrio irripetibile che può sorprendere in positivo quanto deludere, anche all’interno della stessa cassa.
Il vino d’annata è quindi completamente slegato dal concetto di vino al quale siamo abituati oggi: non va scelto per il gusto, ma per il suo valore storico ed emozionale. È una testimonianza liquida del passato, un oggetto di memoria più che di consumo, capace di raccontare un’epoca, uno stile produttivo e un’idea di vino che non esiste più.





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